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MONTALCINO
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450° Anniversario della Repubblica di Siena ritirata in Montalcino
1555 - 1559



 

  
MONTALCINO

 

SOLIDARIETA'  E  VOLONTARIATO

Quando erano in funzione nove ospedali

Questo Ospedale di Santa Maria della Croce è
sostegno di questa Città di Montalcino per essere
distribuite tutte le sue grosse entrate a beneficio
di tutti li suoi paesani

(Tullio Canali erudito montalcinese sec. XVIII)

L’Ospedale di Santa Maria della Croce sorse in contrada San Lorenzo, oggi piazza Cavour, nell’edificio dove oggi ha sede il Municipio e si ha notizia fin dal 30 luglio 1280. Questo Ospedale fu trasferito nell’ex Convento di San Francesco nel 1872 dove anche oggi svolge la propria attività come "Ospedale di Comunità".  I servizi socio-sanitari sono anche effettuati dal Distretto Socio-Sanitario Bassa Val d’Orcia con proprie strutture a Montalcino.
Già nel 1020, nel periodo della generale malattia, a Montalcino “fossero con le pubbliche e private istituzioni istituite più case per infermi e pellegrini”.
Nei tempi antichi nel territorio di Montalcino oltre all’Ospedale di Santa Maria della Croce esistevano altri Ospedali:
- Ospedale La Misericordia, detto anche la Pia Casa dei Poveri, con sede in Santa Lucia;
- Ospedale di San Lazzaro, sulla via della Maremma a due chilometri ad ovest di Montalcino, ricoverava in quarantena le persone provenienti dalla Maremma e specialmente dal Porto di Talamone;
- Ospedale di San Bartolommeo, sorgeva sul Poggio delle Caselle a Sud di Montalcino a sei chilometri di distanza, con lo scopo di dare ricetto e vitto ai pellegrini ai viandanti;
- Ospedale di San Cristoforo aveva sede nell’attuale sede del Corpus Domini destinato a soccorrere i convalescenti;
- Ospedale di Sant'Angelo fu edificato in contrada di Sant' Egidio all’interno delle Mura;
- Ospedale della Maestà, detto poi “delle Grazie” a pochi passi dalla Mura cittadine a Nord, dove ricoveravano i “fanciulli esposti”
- Ospedale della Pieve, sorgeva in contrada Il Poggio nei pressi dell’attuale cattedrale, era fondata su una carità manageriale;
- Ospedale di Fra Manente, curava gli infermi.
 

Foto: Strutture di pubblica assistenza e caritatevoli all'interno delle mura della città.
 

 

Foto: Prospetto della facciata del vecchio ospedale di Santa Maria della Croce che si trovava in Piazza Cavour prima del trasferimento nel 1872 nel ex convento di San Francesco.
 


Il ricco ospedale di Santa Maria della Croce e l'uso delle sue risorse

Nel secolo XV tutti i vari ospedali si fusero con l’Ospedale centrale come era chiamato il Santa Maria della Croce. Questo Ospedale possedeva trenta poderi, abitazioni e botteghe in città, molini, frantoi, una fornace per la cottura dei vasi, e della calcina. Aveva un'entrata annua di 4.000 scudi. Provvedeva al ricovero dei malati e dei pellegrini "viddi sei letti ben forniti e altri sei letti dove si accettano i pellegrini”.
L’Ospedale di Santa Maria della Croce, fin dal suo sorgere, accoglieva nei propri locali 40 fanciulle dai 12 ai 18 anni appartenenti a famiglie indigenti, istruendole, garantendogli alloggio, vitto, e quando andavano spose un ricco corredo oltre a cento fiorini come dote. In cambio dovevano filare, tessere, cucire, fare il pane ecc. 
L’ospedale forniva assistenza domiciliare, come si direbbe oggi, distribuendo a domicilio grano, pane e farina, elargiva elemosine e legna per riscaldarsi ai malati non ricoverati. Distribuiva “medicinali gratuitamente leggeri e di poco spese”. ”L’Ospedale per i servitii necessari stanno 17 persone fra uomini e donne e dieci bestie per condurre le robbe dai poderi et cavalcare".
Il locale Ospedale contribuiva a pagare il salario del maestro della scuola comunale con lire 150 annue più dodici staia di grano. Per far fronte alle spese di guerra, durante gli assedi di Montalcino, l’Ospedale vendette alcuni poderi di sua proprietà. Nel 1575 l’Ospedale di Santa Maria della Croce istituì il "Monte Pio" dotandolo di un enorme fondo iniziale; 58 mila lire ”... per il servizio dei poveri".   I prestiti non dovevano superare 50 lire per volta al tasso del 5%.  “Viddi tre stanze piene di panni lini et lane, giacche masseritie ...  e una gran quantità di pegni d’orerie argenterie et gioie”.
L’Ospedale di Santa Maria della Croce finanziava la realizzazione delle opere d’arte, affreschi anche nella volta delle logge di piazza, statue in ceramica, di Andrea Della Robbia.
 

Foto: Il Monte Pio istituito dall'Ospedale di Santa Maria della Croce, nel 1572. Nella foto una ricevuta di pegno che era un modo di aiutare i piu’ poveri.
 

 

Foto: Chiostro dell'Ospedale di Santa Maria della Croce di Montalcino al  servizio della comunità da nove secoli.
 


L'impoverimento dell'ospedale

La riforma sanitaria intrapresa da Pietro Leopoldo dei Lorena, granduca di Toscana, portata a compimento nel 1783, stabiliva che gli ospedali dovevano curare solo gli infermi, a discapito del ruolo assistenziale. Obbligò il nostro Ospedale a vendere tutto il suo patrimonio ed investire obbligatoriamente il ricavato nella Banca del Monte Fiorentino al servizio dei Lorena.
Dopo queste riforme l’Ospedale di Santa Maria della Croce passò da un bilancio annuo di 4.000 scudi a 400 scudi. Nello stesso periodo Pietro Leopoldo di Lorena soppresse i conventi dei Frati Agostiniani e Francescani, che molto davano alla città per cultura, istruzione e assistenza. Furono soppresse altresì tutte le compagnie laicali che operavano in città a discapito degli interventi assistenziali a favore dei bisognosi.
La Confraternita di Misericordia di Montalcino, che ha origini antichissime, è stata sempre un istituto i cui “fratelli” si sono impegnati nel volontariato, trasporto dei malati in Ospedale, trasporto dei defunti al Cimitero, organizzandosi per essere sempre al passo con i tempi. Oggi i fratelli con i propri mezzi prestano servizio in gran parte di volontariato per il “servizio sanitario regionale” mentre un gruppo di sorelle volontariamente si prestano verso i bisognosi. 
 

Foto: Una squadra della Misericordia inizio '900 per un servizio di assistenza iniziato già nel 1200.
 

 

Foto: Autoambulanza, primi anni '20, acquistata con una sottoscrizione popolare.

 

 

Foto: Volontari della Misericordia rientrano alla loro sede dopo un funerale.
 


Le società di mutuo soccorso

Nel 1862 nacque la Società Operaia di Mutuo Soccorso che, in caso di malattia, aiutava i propri soci elargendo la paga giornaliera percepita mentre lavoravano.
L’Unione Operaia di Mutuo Soccorso di Montalcino nel 1903, partecipando ad un concorso nazionale indetto dal Ministero dell’Industria Commercio e Agricoltura unitamente a 128 consorelle del Regno, ottenne una medaglia d’oro, insieme ad un sodalizio di Bologna e di Cremona, per aver iscritto all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale sorto in Italia nel 1898, tutti i propri soci e aver pagato tanti contributi ai soci più anziani permettendogli così di andare in pensione a 60 anni di età.
Nel 1901 fu inaugurata la Casa di Riposo Giovanni Capitani attualmente ancora attiva dal nome di un filantropo montalcinese che con un copioso lascito permise il sorgere di questa istituzione.
Nel 1920, nel bel palazzo rinascimentale del secolo XVI di Via Ricasoli acquistato da una cooperativa, sorge la “Casa del Popolo”.  Era la prima volta che i lavoratori potevano disporre di una propria sede al servizio di ogni loro bisogno.
In ogni momento, particolarmente durante le guerre, il cuore dei montalcinesi si apre verso i sofferenti al quale fanno affidamento anche le autorità locali.
 

Foto: L'unione Operaia di Mutuo Soccorso fu premiata con medaglia d'oro ministeriale nel 1903 per aver iscritto tutti i soci all'Istituto Nazionale della Previdenza sociale, sorto in Italia nel 1898 e per aver pagato i contributi previdenziali ai soci anziani permettendogli così di andare in pensione a  sessanta anni di età.
 

 

Foto: Nuovo premio ministeriale ottenuto dall'Unione nel 1914.

 

Foto: Questo edificio rinascimentale fu acquistato nel 1920 da un largo azionariato popolare cooperativistico.

 

Foto: Nella foto l'ingresso della "Casa di Riposo" Giovanni Capitani inaugurata a Montalcino nel 1901.
 


Associazioni no-profit

L’AVIS (Associazione Volontari Donatori di Sangue) conta a Montalcino 400 donatori effettivi circa l’8% di tutta la popolazione residente nel Comune.
Altre Associazioni No-Profit iscritte all’apposito Albo comunale sono 26 sodalizi che svolgono attività nei vari settori della Società locale, altre non sono iscritte come “Gli Amici di Montalcino Ieri”, impegnati dal 1986 nella attività culturale disponendo di un archivio sulla società montalcinese comprendente, oltre a tutti i giornali stampati localmente, 25.000 foto d’epoca.
La Pubblicazione "Ieri a Montalcino" fu presentata nel 1990 al Festival della Memoria “organizzato dalla Regione Sicilia a Taormina“ riscuotendo ampi consensi sia da parte della critica specializzata che dal numeroso pubblico che si è avvicendato nella singolare rassegna (www.montalcinoieri.com).
"Montalcino Viva" si interessa delle questioni paesaggistiche (www.montalcinoviva.it) e “Gli Amici di S. Antimo”.
A Montalcino sono oltre 1000 (circa il 25% della popolazione) i cittadini che in qualche modo si impegnano nel lavoro volontario e che rappresenta una “ricchezza“ per la collettività.
 

Foto: Le donne di Montalcino confezionano indumenti per i soldati richiamati alle armi durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

Foto: 1943, il Commissario Prefettizio si rivolge al cuore dei montalcinesi.

 

Foto: L'Associazione volontari donatori di sangue di Montalcino, fa festa nella trecentesca fortezza. A questa Associazione aderiscono e offrono periodicamente il loro sangue 400 cittadini. Quasi l'otto per cento dell'intera popolazione montalcinese.
 


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