AMICI  di  MONTALCINO  IERI

 

 

HOME  PAGE
LIBRI
MOSTRE
FOTO
GIORNALI
ARCHEOLOGIA
VARIE

 

MONTALCINO
Storia di tutto
e di tutti

 


450° Anniversario della Repubblica di Siena ritirata in Montalcino
1555 - 1559



 

  
MONTALCINO

 

LE  GUERRE  MEDIEVALI

Montalcino "sedia e piazza di guerra"

Montalcino sorge a 564 metri dal livello del mare tra le valli dell’Ombrone a nord-ovest, dell’Asso ad est e dell’Orcia a sud.
E’ un’altura a cerniera dell’Amiata e della Maremma, Talamone, anticamente un’importante porto di mare, a vista d’occhio.
Questa posizione strategica è stata la causa di cinque secoli di calvario per i nostri antenati, dal 1200 al 1600 Montalcino fu “sedia e piazza di guerra” e lo storico P. Sbarbaro – 1839/1893 – riferendosi a Montalcino scrisse: “Montalcino sveglia in mente il più sublime spettacolo di grandezza umana che il calvario di un popolo abbia mai dato al mondo”.
Al sorgere dell’affermarsi dei Comuni Toscani incomincia per Montalcino il periodo delle guerre. Il possesso di Montalcino veniva disputato fra il Comune di Siena, vicino e avido di espandersi, e quello di Firenze, per il quale Montalcino costituiva un’ottima posizione strategica per prendere Siena alle spalle.
 

Foto: Resti delle mura e torrioni di guardia della Città di Montalcino sec. XII
 


"Il grande scempio che fece l'Arbia colorato di rosso"

Il primo assedio Montalcino lo subì nel 1199 e durò sedici mesi ”ingelositi dal vedere prosperare e rapidamente crescere la nostra terra... nel 1202 dopo lungo assedio... i senesi domarono i montalcinesi più per fame che con il ferro”.  Altro assedio nel 1207 sempre a opera dei senesi.  Altro assedio  nel 1212 quando gli abati di S. Antimo, guidati dal Priore Griffo, che in qualità di vicario regge l’Abbazia, cede Montalcino ai senesi. Fra le molte clausole previste dalla resa senza condizioni ne citiamo alcune che i montalcinesi dovettero accettare:
-          partecipazione dei montalcinesi a loro spese alle guerre in accordo con Siena;

-          disponibilità
dei cavalli per Siena (per rendersi conto del gravame di questa clausola, pensiamo cosa significava per l’economia di una comunità, cedere tutti i mezzi di trasporto ad altri);
-          accettazione del diritto di albergheria per i masnadieri senesi;
-          che nessun pedaggio di dazio sia imposto ai senesi.
 
Nel 1252, malgrado le imposizioni senesi, i montalcinesi si riallearono con i fiorentini, in quanto guelfi entrambi, e sulle nostre terre sconfissero i senesi. “ Firenze, per onorare questa vittoria, batté il fiorino d’oro, di un dramma tutto fine e tanto piaciuto al mondo che ognun volle battere fiorini e nominare”.
Dopo la sconfitta dei fiorentini per opera dei senesi nella celebre battaglia di Montaperti nel 1260 “Il grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso”, i senesi distrussero completamente Montalcino, l’abitato e le campagne circostanti “ogni casa demolita, ogni fontana riempita, ogni campo distrutto, e i vigneti e gli oliveti e gli altri alberi sradicati. Chi senese costruisce a Montalcino subirà la multa e la costruzione sarà distrutta se recidivo subirà il taglio della mano”. 
  


Sotto il dominio di Siena

Dopo il 1260 Montalcino cadde definitivamente sotto la supremazia di Siena la quale impegnava i soldati montalcinesi nelle azioni  militari nelle  quali  aveva  bisogno;  “compagnie di soldati montalcinesi sono a presiedere Sarteano, Capalbio, Celle”.
Nel 1361 “i montalcinesi approfittando delle discordie civili che travagliarono Siena si misero in aperta ribellione e cacciarono dalla loro terra cinquanta principali cittadini che si mantenevano fedeli ai senesi. Gli esuli volevano ritornare in patria, ricorsero al comune di Siena, il quale a mezzo dei suoi ambasciatori, ordinò che fossero rimessi nella terra. I montalcinesi risposero che volevano essere liberi e non più sottoposti al Comune di Siena. I senesi allora spedirono l’esercito contro Montalcino ma interposto fra le parti, Giovanni d’Angiò Salimbeni, i montalcinesi si arresero e fecero entrare pacificamente l’esercito senese andandogli incontro con i rami di olivo e al grido Viva il Comune di Siena, in questo caso dopo questo successo, queste le imposizioni dei senesi a Montalcino:
-          che un cittadino nobile senese ogni anno fosse eletto potestà di Montalcino;
-          che il Comune di Siena dovesse costruire a proprie spese in Montalcino una Fortezza da guardarsi e custodirsi da castellani nominati dal Comune di Siena.


Cittadini senesi solo "per definizione"

I Senesi vollero riaffermare il potere spirituale e decisero che "gli uomini di Montalcino fossero tenuti a portare nella Chiesa Cattedrale di Siena, per Santa Maria ad agosto, il censo e il cero.
Poi decisero che tutti gli uomini della terra di Montalcino fossero considerati cittadini di Siena.”

Domenico Cerratti, erudito montalcinese, vissuto nel 1500, afferma che i montalcinesi diven
uti cittadini senesi, furono novecentocintaquattro i capi famiglia, c’erano undici dottori e venticinque notai e aggiunge che i privilegi dei senesi concessi furono solo descritti.
Negli anni seguenti i soldati di Montalcino dovettero seguitare ad obbedire alle azioni di guerra di Siena. Spesso la nostra comunità doveva provvedere ai rifornimenti alimentari. “La Balìa senese (potere assoluto) ordina a Montalcino di provvedere che siano rimesse a Siena cento moggia di grano” (un moggio corrispondeva a 460 chili).
In quel periodo scorrazzavano sul territorio montalcinese truppe con cavalli con gravi danni alle persone e alle cose “... i soldati e i cavalli sciovernavano per le vigne e per i campi, volendo stanziare or qua or là per le case dei contadini con danni insopprimibili, talmente che li poveri lavoratori abbandonarono li poderi ... Montalcino sembrava un gran porto di mare, con continui arrivi e partenze di materiali umani e di ogni altra cosa che alla guerra bisognasse”. 
  


Le truppe di Papa Clemente VII assediano Montalcino

Nel 1526 quarto assedio ad opera delle truppe del Papa Clemente VII (Giulio de’ Medici) l’assedio fu brevissimo: 11-13 luglio.  Assalirono Montalcino senza successo ottomila soldati. Immaginiamo cosa volle dire lo scorrazzamento di ottomila soldati reclutati per la guerra nelle campagne e nelle vicinanze delle mura e quale distruzioni causarono alle case e quali sofferenze subirono le persone. 
Nel 1553 quinto assedio. Gli assalitori erano soldati spagnoli comandati  da Don Garzia di Toledo, cognato del Granduca di Toscana  Cosimo I°. L’assedio durò ottantuno giorni; vi presero parte dodicimila soldati stranieri e duemila cavalieri. Queste truppe operarono a nord, ad est e a sud, nelle vicinanze delle mura castellane, in un’area di alcune decine di chilometri quadrati. Alla difesa di Montalcino, che non fu espugnato e mantenne la sua libertà ,  presero parte quattromilatrecento soldati compresi mille paesani. Contro l’abitato di Montalcino furono sparate 2497 cannonate. I morti nostri uccisi d’arme di artiglieria furono in numero di cinquecento fra grandi e piccini, trenta morti ogni ventiquattro ore. Durante l’assedio la carestia della città superò ogni limite incominciarono i nostri a mangiare a tutto pasto carne di asino e di cavallo. Mancava il sale, cosa importantissima per condire le erbe che in questi orti si coglievano.
 
 

Foto: Sistema difensivo di Montalcino. Tavoletta della Biccherna n. 59. Le fortificazioni per l'assedio di Montalcino 1553 di Giorgio di Giovanni.
 

Montalcino ultimo libero comune repubblicano

Nel 1555 Siena fu occupata dalle truppe di Cosimo I de’ Medici e dalle truppe spagnole. “Un numero grandissimo di cittadini, comprendente tutto che di migliore viveva nella città, si preparava a organizzare il nuovo Stato dando vita alla Repubblica di Siena ritirata in Montalcino”. In questa guerra si scontrarono le più potenti nazioni mondiali di allora, Francia e Spagna. Le truppe francesi alleate dei senesi erano comandate dal maresciallo Blaise de Monluc, l’esercito spagnolo era al servizio di Cosimo I de’ Medici, reggitore dello stato fiorentino. Per i montalcinesi furono quattro anni tremendi con sacrifici senza uguali dovendosi attenere agli ordini militari,  con tutte le conseguenze del caso, considerato che il fronte di guerra, con le truppe spagnole e fiorentine era  a Buonconvento, a nord a pochi chilometri della città. Dentro Montalcino stanziavano migliaia e migliaia di combattenti senesi e francesi, la Repubblica di Siena batteva moneta in Montalcino, ma le casse erano vuote, non c’erano denari neanche per mandare ambasciatori alla corte di Francia per proteggere la Repubblica senese. Mancava il grano e i provveditori montalcinesi esposero al Monluc di scemare le bocche almeno fino alle nuove raccolte di grano. Il Monluc ordinò la marcia per Grosseto e per Montepescali più compagnie, e ai governanti del pubblico ordinò lo spurgo di tutte le bocche inutili. Il 4 aprile 1559 fu firmata la pace fra Francia e Spagna a Chateau Cambrésis. I senesi consegnarono le chiavi di Montalcino al comandante delle truppe spagnole Guevara  che consegnò subito Montalcino e le altre terre dello Stato senese a Cosimo I de’ Medici. Ebbe così fine la Repubblica di Siena ritirata in Montalcino e con essa l’ultimo baluardo delle libertà repubblicane in Italia sulla quale , ebbe luogo la dominazione spagnola. 
 

Foto: Sistema di fortificazioni di Montalcino.
 

 

Foto: Un assedio di Montalcino. Dal trattato di G. Maggi e di J. F. Castriotto, Dalle fortificazioni delle città ... Libri III, Venezia 1564.
 

Dopo la fine della guerra si tirano le somme

Una volta finita la guerra e consumato il sacrificio il magistrato di Montalcino ordinava, il 3 di agosto 1559, di fare festa in tutto il dominio. In fondo nonostante tutta l’amarezza e la sconfitta della libertà, doveva aver portato un senso di sollievo il pensiero che dopo aver fatto tutto quello che era possibile per salvare la libertà della patria, era almeno finito il lungo calvario di miseria e di morti. Dopo la fine della guerra, con la vittoria dei fiorentini e degli spagnoli si tirarono le somme. Montalcino aveva pagato più di ogni altra località dello stato senese “... s’ascoltarono fatti pieni di spavento e di pianto da far inorridire chiunque, per disastri sofferti, per le rovine, e devastanti terre incendiate, per la fame de li omini uccisi anche dal ferro, soffrirono rovine, stenti e calamità che si raccontino giammai accaduti in precedenza, si ridussero quei pochi che scamparono senza case per abitare perché tutte bruciate o rovinate, senza bestiami e senza viveri per alimentarsi”. 
  

Foto: Blaise de Monluc. Comandante della guarnigione francese a difesa della Repubblica di Siena in Montalcino.
 

 

Foto: Cosimo Primo de' Medici, al quale gli spagnoli assegnarono il territorio della Repubblica di Siena.
 

I sacrifici dei Montalcinesi

Un dato è eloquente per dimostrare il sacrificio dei montalcinesi. Dentro la città di Montalcino a differenza di tutti i comuni limitrofi, Catelnuovo dell’Abate, Sant’Angelo in Colle e Torrenieri, che insieme a Camigliano furono unificati sotto Montalcino il 2 giugno 1777, i maschi erano solamente il 46%. Questo dato era il segno che i nostri antenati maschi erano periti nella guerra più degli uomini delle altre località. Il trattato di pace di Chateau Cambresis prevedeva un’amnistia generale per i senesi ritirati in Montalcino e il ritorno in loro possesso di tutti i loro beni sequestrati, e chi aveva titoli venivano reintegrati nelle magistrature della città di Siena. Si dette il caso che senesi che avevano combattuto unitamente ai montalcinesi contro i fiorentini e gli spagnoli, dopo la fine della guerra, controllassero i montalcinesi per conto dei fiorentini su ogni loro iniziativa attinente alla vita locale. Montalcino fu terra vinta e basta, in loco presiedevano 325 soldati a piedi e 11 pedestri su una popolazione di 3600 abitanti, questo 127 anni dopo la fine della guerra. Figuriamoci quanti erano i militari di stanza a Montalcino immediatamente dopo il 1559.  
 

Foto: I senesi consegnano le chiavi di Montalcino agli spagnoli. Dopo la pace di Chateau Cambrèsis tra Francia e Spagna del 1559. A. S. S. Tavoletta di Gabella del 1558 - 1559.
 

La perdita di ogni benché minima autonomia

La perdita dell’autonomia dei montalcinesi è dimostrata anche dalle cifre del bilancio comunale, su una somma di 7.180 lire, quanto era il bilancio comunale, 911 erano per il capitano di giustizia, 1.180 lire alla cassa della biccherna (erario di Siena), 725 lire alla cassa dei conservatori (funzionari di Siena preposti agli archivi), 377 lire all’opera (cassa dell’opera del Duomo di Siena), quasi il 60% delle tasse dei Montalcinesi andavano a finanziare gli uomini che controllavano Montalcino al servizio dei fiorentini. I montalcinesi si rimboccarono le maniche e a proprie spese ricostruirono quanto la guerra aveva distrutto, sviluppando le loro arti e mestieri “conquistando” con i loro prodotti i mercati della Val d’Orcia, della montagna amiatina e della Maremma. Intensificarono le “culture legnose” olivi, viti, alberi da frutto nella nostra collina, svilupparono la produzione del grano, del bestiame bovino, ovino, caprino e suino e dei loro derivati, come il formaggio, la lana ecc., coltivavano copiosamente anche lo zafferano. Capirono che un periodo della loro storia era tramontato, camminarono come sempre al passo con i tempi e furono capaci di risollevare Montalcino dalle distruzioni ridando fiducia agli abitanti della comunità.  


 Indice Montalcino