AMICI  di  MONTALCINO  IERI

 

 

HOME  PAGE
LIBRI
MOSTRE
FOTO
GIORNALI
ARCHEOLOGIA
VARIE

 

MONTALCINO
Storia di tutto
e di tutti

 


450° Anniversario della Repubblica di Siena ritirata in Montalcino
1555 - 1559



 

  
MONTALCINO

 

IL  BOSCO

La flora, la fauna, i funghi

Metà del territorio del Comune di Montalcino, cioè 12.000 ettari, è coperto da bosco –la caratteristica macchia mediterranea– dove crescono spontanee centodue specie di piante fra alberi e arbusti. L’80% delle piante sono sempre verdi.  Prevalenti sono il leccio, il corbezzolo, la fillirea, l’erica arborea, il mirto, il ginepro, il sambuco, varie specie di ginestra ecc... .  Le piante che perdono le foglie sono la quercia, il cerro, il carpino bianco e nero, il castagno, il corniolo, il nespolo, la rosa canina, il rovo di mora, peri e meli selvatici, il prugnolo. Il bosco in primavera è tutto un fiore. Passeggiando per il bosco si possono raccogliere, quando è la stagione, asparagi selvatici, fragole, more di rovo, corniole, corbezzole, bacche di ginepro –ricercate anche per armonizzare il liquore gin– castagne, ecc... .  Nel bosco nascono oltre 250 specie di funghi molte delle quali commestibili, come gli ovuli, i porcini, le mazze di tamburo ecc... .  Il bosco è un habitat ideale per la selvaggina: ci vivono 16 specie di mammiferi fra i quali il raro gatto selvatico (felis silvestre), il cinghiale, il capriolo, il daino, la donnola, la faina, il ghiro, l’istrice, la lepre, la lontra, la martora, la puzzola, il riccio, lo scoiattolo, il tasso, il topo campagnolo e la volpe; e cinquanta specie di uccelli fra stanziali e di passo, il tordo, il merlo, il pettirosso fra i più significativi l’airone, la capinera, il cardellino, la cinciallegra, il cuculo, il falco campagnolo, la ghiandaia, il gufo, il luì verde, la poiana, il rigogolo, la tortora, l’usignolo ecc.   Il bosco era il “paradiso” per i cacciatori quando la cattura della selvaggina significava mangiare carne da parte di larga parte della nostra popolazione. Nel bosco si possono incontrare ancora tante piante centenarie, vere patriarche della natura “il Comune di Montalcino ne ha censite 2.300 tutte da salvaguardare”.  Sempre più numerosi sono coloro che passeggiando per i boschi a respirare aria pulita, balsamica, profumata si muniscono di macchina fotografica pronti a immortalare ogni segreto della selva.  
 

Foto: Il bosco visto da Montalcino
 

 

Foto: Una cacciata al cinghiale nei boschi di Montalcino, 1902, quando la caccia rappresentava quasi la sopravvivenza per larga parte della popolazione. Nel nostro bosco vivono 16 specie di mammiferi e 50 specie di uccelli stanziali e migratori. E' un habitat per la selvaggina, felicità dei cacciatori.
 

 

Foto: Montalcino visto dal bosco
 

 

Foto: Un patriarca della natura (Quercus Ilex) presso il castello della Velona. Dal libro "Patriarca della Natura - cento alberi monumentali della provincia di Siena" dell'Amm.ne Provinciale di Siena.
 

 

Foto: Ginestra odorosa
 

 

Foto: Erica arborea
 

 

Foto: Bacche di ginepro, ricercate per armonizzare il liquore Gin.
 

 

Foto: Fragole di bosco
 

 

Foto: Castagne
 

 

Foto: Corbezzolo: fiori e frutti.
 

 

Foto: Salsapariglia. Nome locale "strappaborsa".
 

 

Foto: Frutto del rovo di mora
 

 

Foto: Ovulo
 

 

Foto: Porcini
 

 

Foto: Mazze di tamburo (Puppole)
 

 

Foto: Anche i bambini alla ricerca dei funghi nei boschi di Montalcino (sempre accompagnati dagli adulti). Nel nostro bosco nascono 250 specie di funghi. E' il "paradiso dei fungaioli".
 

 

Foto: Raro esemplare di gatto selvatico
 

  

Foto: Una femmina di cinghiale con i piccoli
 

  

Foto: Nella foto il tordo. Era un pennuto appetibile per i cacciatori durante la stagione del passo, autunno-inverno e tanto conosciuto che, non  a caso, i Montalcinesi gli dedicarono la grande festa per l'ultima domenica di Ottobre.
 

 

Foto: Pettirosso
 

 

Foto: Nidiata di piccoli merli
 

 

Foto: Vipera
 


Il bosco ha dato a Montalcino il nome e lo stemma

Montalcino deve quasi tutto al suo bosco, compreso il nome “monte ilcinus” -monte dei lecci-, e il suo stemma è un leccio su sei “rosseggianti monti”. Intorno all’anno 1000 d.c., quando cominciò l’edificazione di Montalcino, la “selva non fu più selvatica”; dal bosco si ricavava legname per le costruzioni, per l’artigianato, per le fornaci, per i forni, per gli usi domestici e agricoli.  A Montalcino non ci sarebbe stata la fiorente industria delle conce senza la foglia di corbezzolo e di mortella, nel medioevo usata per questa attività, non ci sarebbe stata la qualificata industria delle ceramiche senza la legna ad alto contenuto calorifero, come quella di leccio, di erica arborea, di corbezzolo già nel secolo XIII, non ci sarebbero state le copiose botteghe di ferro battuto senza il carbone di radica di erica arborea, allora indispensabile per le fucine delle ferriere, non ci sarebbe stato nel 1902 lo stabilimento a vapore che produceva energia elettrica senza la carbonella e il carbone a buon prezzo sulla piazza di Montalcino.  E’ stato scritto che i “toscani tengono i loro prati sugli alberi” ed era vero, nel nostro bosco pascolavano le vaccine, le pecore, le capre  alimentandosi con le foglie degli alberi, mentre i maiali erano lasciati allo stato brado alla ricerca della ghianda abbondante dei lecci, della quercia e dei cerri.    


Il bosco ieri: la grande industria di Montalcino

Con l’avvento del treno, 1865, dal bosco si cominciò a ricavare materiale per un largo mercato e non più per quello locale o quasi. I nostri boschi furono ricercati come lo sono oggi i pozzi di petrolio per ricavarvi materiale per uso domestico ma anche industriale.  Il nostro bosco veniva tagliato ogni dodici anni di vita e rigenerava spontaneamente dalle ceppaie. A rotazione si tagliavano mille ettari ogni anno. Si iniziò a produrre 32.000 quintali di carbone di legna –per ottenere dieci chilogrammi di carbone ci vogliono cento chilogrammi di legna– e allora non esistevano altri combustibili per gli usi di cucina e per altre attività industriali, il carbone era ricercato come “il pane”.  Centinai di quintali di carbone ricavato dalle radiche dell’erica arborea destinato alle fucine dei fabbri per le sue alte proprietà calorifere. 4.500 quintali di corteccia degli alberi che contengono tannino destinati alla concia delle pelli e del cuoio da quando si capì che questo materiale, per quegli usi, era più efficace delle foglie del corbezzolo e della mortella. 8.000 quintali di carbonella (brace) era prodotta ogni anno, e usata per i bracieri, dalla bruciatura delle ramaglie degli alberi. Si realizzavano 10.000 metri cubi di traversine per le ferrovie ricavate dai grossi tronchi della quercia, si realizzavano ogni anno 22.000 metri cubi di puntelli usati nelle miniere, si realizzavano un milione di fascine di ramaglia destinate ai forni e alle fornaci, 700.000 pali per le viti e per gli alberi da frutto, 1.200 quintali di radiche di erica arborea destinate alla realizzazione delle famose pipe che poi andavano a fare bella mostra nei negozi di Londra, Berlino e Parigi. Con l’arrivo del treno, un’altra attività ebbe più sviluppo, la raccolta delle bacche di ginepro nella stagione estiva destinate ai mercati esteri per armonizzare il liquore gin. Copioso era il materiale ricavato dal bosco per la realizzazione dei corbelli, ceste, cestoni, panieri e graticci, e ramoscelli di vimine per investire fiaschi. Per tutte queste attività direttamente e nell’indotto erano occupati 800 prestatori d’opera.  
 

Foto: La capanna, dimora dei boscaioli, durante il lavoro nel bosco in autunno inverno e primavera.

  

Foto: Interno parziale della capanna: fornello, lume, rapazzola (letto).
 

 

Foto: Il taglio del bosco.
 

 

Foto: Sezionamento di un grosso tronco.
 

 

Foto: Dopo l'estrazione, pulitura delle radiche di erica arborea prima della realizzazione delle famose pipe.
 

 

Foto: Scorzatura delle piante
 

 

Foto: Dalla bruciatura delle ramaglie si ricava la carbonella
 

 

Foto: Realizzazione delle traversine per le ferrovie
 

 

Foto: Con il "cavallo", una forca, si trasporta la legna alla piazzola del carbonaio. Notare il fascio dei pali per le viti
 

 

Foto: Inizio della realizzazione della carbonaia
 

 

Foto: La carbonaia coperta di foglia secca e inizio della copertura con la terra nera. Notare al piede la corona di zolle.
 

 

Foto: Si carbonizza la legna
 

 

Foto: Il carbone viene imballato con il vaglio.
 

 

Foto: Con il materiale del bosco si realizzano contenitori di forma varia
 

 

Foto: Prodotti ricavati dal bosco ogni anno. Per realizzarli erano occupati, direttamente con l'indotto, 800 prestatori d'opera. Ogni anno si tagliavano 12.000 ettari di bosco. Il nostro bosco rigenera spontaneamente.
 

 

Foto: Si prepara la polenta: acqua, sale, farina di mais. Fatta a fette, rimessa nel paiolo e cosparsa di formaggio pecorino, pasto principale dei boscaioli
 

 

Foto: Ci si appresta a mangiare la polenta
 

Il bosco oggi

Nella seconda metà degli anni ’50 del novecento il mercato non ricercava più i prodotti ricavati dal bosco, ma cominciò a usare elettricità, gas liquido, derivati dal petrolio per gli usi di cucina, per il riscaldamento e per le attività industriali. I boscaioli rimasero senza lavoro e la stragrande maggioranza di essi dovettero emigrare da Montalcino. La crisi del bosco fu una delle cause fondamentali della crisi più in generale che colpì l’economia locale montalcinese che doveva riprendersi solo quindici anni dopo. Questo nostro immenso “polmone verde” è stato nel passato, e lo è anche oggi, un fattore importante per l’aria pulita, balsamica e profumata che respiriamo e va salvaguardato come le “pupille dei nostri occhi”, lontano dalle grandi discariche, da agglomerati industriali, da grandi vie di comunicazione, questa area è un “ingrediente” naturale e non secondario che dà molte qualità indispensabili alla tipicità dei nostri grandi vini.


Indice Montalcino